«La sua scrittura è cura e ferita, come se la penna, reale o virtuale che sia, toccando la pagina, cartacea o word, tagli; come Lucio Fontana, tutto quel bianco e ne facesse uscire inchiostro, di penna o immateriale. Le parole escono direttamente da pagina, sono già lì, basta saperle cogliere, come i Non finiti michelangioleschi, saperle ascoltare» (dalla prefazione di Tommaso Chimenti)